{"id":15715,"date":"2017-03-16T22:03:54","date_gmt":"2017-03-16T21:03:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carnico.it\/blog\/?p=15715"},"modified":"2017-03-17T07:12:38","modified_gmt":"2017-03-17T06:12:38","slug":"vecchi-leoni-sandro-clapiz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/2017\/03\/16\/vecchi-leoni-sandro-clapiz\/","title":{"rendered":"VECCHI LEONI: SANDRO CLAPIZ"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 30px; text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/2017\/03\/16\/vecchi-leoni-sandro-clapiz\/clapiz1\/\" rel=\"attachment wp-att-15716\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-15716 alignleft\" src=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/CLAPIZ1-450x381.jpg\" alt=\"\" width=\"371\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/CLAPIZ1-450x381.jpg 450w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/CLAPIZ1-295x250.jpg 295w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/CLAPIZ1-630x533.jpg 630w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/CLAPIZ1.jpg 709w\" sizes=\"auto, (max-width: 371px) 100vw, 371px\" \/><\/a>Sandro Clapiz, <del>60<\/del> anni, molti dei quali passati sui campi di calcio tra aree di rigore e panchine. Tra i riccioli si intravede un po\u2019 di bianco, \u00e8 vero, ma l\u2019outfit \u00e8 perfettamente quello di un qualsiasi ventenne di adesso, con piumino, jeans e un paio di scarpe da ginnastica bianche assolutamente di tendenza. Lui \u00e8 uno di quelli che probabilmente non invecchieranno mai, perch\u00e9 sa ancora prendere la vita per il verso giusto, divertendosi a ricordare il passato e a vivere il presente in mezzo ai giovani.<!--more-->Infatti, ormai, ha sempre allenato qualche formazione giovanile (eccetto la parentesi con la prima squadra ad Ampezzo) costruendosi la fama di eterno secondo, ma di questo parleremo dopo.<\/p>\n<p>Prima, c\u2019\u00e8 da ricordare il Clapiz calciatore, quello che ha diviso la sua carriera tra Edera, Folgore,\u00a0 Villa e Ampezzo, conservando per ogni esperienza ricordi vivissimi e molto belli, in cui la componente umana \u00e8 stata sempre di gran lunga pi\u00f9 importante di quella tecnica, tanto \u00e8 vero che di quegli anni pi\u00f9 dei gol messi a segno ricorda le persone con le quali ha avuto a che fare.\u00a0 Non chiedetegli quanti gol ha segnato, perch\u00e9 vi risponder\u00e0: <em>\u201cBoh, no so: senz\u2019alto pi\u00f9 di 100 ma non so e mi interessa relativamente. Quello che \u00e8 importante \u00e8 avere lasciato un buon ricordo, perch\u00e9 io di bei ricordi ce ne ho moltissimi\u201d.<\/em> E vediamoli allora questi ricordi \u2026<\/p>\n<p>EDERA. E\u2019 stato il primo grande amore calcistico: lo avevano fortemente voluto Vanni Pivotti e Lucio Diana. A Enemonzo \u00e8 stato 10 anni, nei quali ha costituito con Alido Concina una delle coppie d\u2019attacco pi\u00f9 interessanti del Carnico: Concina col 9 e lui con l\u201911 trasportavano terreno di gioco un\u2019intesa perfetta anche fuori dal campo. Ma \u00e8 indubbio che negli anni di Enemonzo la figura pi\u00f9 importante \u00e8 stata quella di Lucio Diana. Era stato lui a volerlo fortemente nell\u2019Edera e Sandro, che ha perso il pap\u00e0 all\u2019et\u00e0 di 7 anni, lo considerava un secondo padre e con lui non aveva segreti. Lo volle come testimone di nozze, a suggellare un rapporto che fu veramente profondo e che seppe resistere anche quando Sandro, dopo 9 anni di militanza, chiese di poter andar via, per cercare nuovi stimoli. Con l\u2019Edera aveva vinto due Coppe Carnia (siglando una doppietta in entrambe le finali vinte) e di certo Lucio ci rimase male, ma cap\u00ec e i due non si persero di vista. Quando Lucio mor\u00ec, Sandro volle mettergli nella bara un braccialetto dell\u2019Inter, la loro squadra del cuore, a simboleggiare un\u2019amicizia nata nel calcio e in una fede comune, nell\u2019Inter e nell\u2019Edera.<\/p>\n<p>FOLGORE. La cavalcata dalla Terza alla Prima \u00e8 il ricordo pi\u00f9 nitido dei cinque anni ad Invillino. Un bel risultato che stava per essere nobilitato dall\u2019arrivo di un\u2019altra Coppa, sfumata, per\u00f2, in finale. Ad Invillino fu il rapporto col presidente Valerio Santellani e il tecnico Franco Vuan a caratterizzare il periodo trascorso in biancorosso. Santellani era un presidente particolare, nel senso che era attaccatissimo alla squadra ma aveva un carattere di difficile interpretazione. Sandro seppe conquistarlo coi sui modi diretti e genuini. L\u2019allenatore Vuan, invece, aveva per Clapiz una stima davvero incondizionata, tanto che nella semifinale di Coppa, nonostante Sandro fosso infortunato volle farlo entrare lo stesso in campo: \u201c<em>Mister, non ce la faccio\u201d<\/em> gli disse Sandro. E Vuan: <em>\u201cEntra lo stesso; solo il fatto di vederti in campo far\u00e0 preoccupare gli avversari\u201d. <\/em>La partita di Clapiz dur\u00f2 s\u00ec e no un paio di minuti, poi dovette arrendersi al dolore ed uscire.<\/p>\n<p>VILLA. L\u2019anno di Villa fu segnato soprattutto dal record di punti realizzati quando la squadra pass\u00f2 dalla Terza alla Seconda: su 44 punti disponibili, gli arancioni ne fecero 43, vincendo tutte le partite eccetto il pari per 2 a 2 con l\u2019Ampezzo. Di quella doppia esperienza tra Folgore e Villa ricorda soprattutto il clima del derby: a Invillino \u00e8 vissuto con molta pi\u00f9 passione, pi\u00f9 partecipazione, in una sorta di complesso di inferiorit\u00e0 strettamente \u201ccomunale\u201d, perch\u00e9 una \u00e8 frazione e l\u2019altro, appunto, comune. A Villa si ragiona in grande, anche se in tanti anni di storia il sodalizio arancione non ha mai vinto niente: ma i dopo allenamento del venerd\u00ec erano uno spettacolo, quando squadra e dirigenti si ritrovavano per una serata a base di pane, formaggio e salame.<\/p>\n<p>AMPEZZO. In biancorosso ha chiuso la carriera e di quel periodo il ricordo pi\u00f9 nitido \u00e8 il rispetto che tutto l\u2019ambiente nutriva per quello che a suon di gol e buone prestazioni si era comunque conquistato una buona fama nel Carnico. \u00a0Da quelle parti leg\u00f2 molto con Giorgio Todua, che lo aveva voluto in biancorosso. L\u2019amarezza pi\u00f9 grande resta quella promozione sfumata all\u2019ultima giornata, quando il Verezgnis, vincendo, super\u00f2 i biancorossi conquistando il passaggio di categoria. Se ne and\u00f2 da Ampezzo con la maglia biancorossa, l\u2019ultima della sua carriera. Una maglia alla quale teneva moltissimo, ma che non ha esitato a mettere nella bara di Todua, quando Giorgio mor\u00ec, ripetendo il gesto fatto nei confronti di Diana. Gesti semplici, ma importantissimi per Sandro, che nei valori dello sport ha sempre cercato di intravedere, prima di tutto, quelli umani.<\/p>\n<p>Finita la carriera di calciatore ha iniziato quella di allenatore delle giovanili, dove con le varie squadre ha raggiunto 11 finali, guidando Villa, Edera e Real I.C. Ebbene, di queste 11 finali ne ha perse 9, vittima di una specie di maledizione: faceva sempre grandissime stagioni, ma poi, all\u2019atto conclusivo, perdeva regolarmente, tradito molto spesso dai giocatori pi\u00f9 forti che aveva in squadra. Un incubo, insomma, finito nel 2004, quando trionf\u00f2 col Villa sul Real senza perdere una partita! SI parla di una festa durata tutta la notte, con un Clapiz scatenato e incontenibile!<\/p>\n<p>Ma sono tanti i ricordi che lui ha lasciato in chi lo ha visto giocare: le sue punizioni sopra la barriera, i suoi sette gol direttamente dalla bandierina, quei tiri di sinistro di precisione quasi chirurgica e un paio di gol al volo realizzati col piede destro che, di solito, usava solo per camminare. Uno talmente innamorato del calcio della montagna che spesso dice: <em>\u201cSpero che il Carnico duri per sempre, perch\u00e9 davvero non saprei concepire le domeniche d\u2019estate senza vedere una partita!\u201d . <\/em>Beh, Sandro, comunque vada il futuro del Carnico, tu ne hai scritto pagine di storia davvero importanti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sandro Clapiz, 60 anni, molti dei quali passati sui campi di calcio tra aree di rigore e panchine. Tra i riccioli si intravede un po\u2019 di bianco, \u00e8 vero, ma l\u2019outfit \u00e8 perfettamente quello di un qualsiasi ventenne di adesso, con piumino, jeans e un paio di scarpe da ginnastica bianche assolutamente di tendenza. 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