{"id":15696,"date":"2017-03-09T23:12:12","date_gmt":"2017-03-09T22:12:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carnico.it\/blog\/?p=15696"},"modified":"2017-03-09T23:12:25","modified_gmt":"2017-03-09T22:12:25","slug":"vecchi-leoni-manfredi-matiz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/2017\/03\/09\/vecchi-leoni-manfredi-matiz\/","title":{"rendered":"VECCHI LEONI: MANFREDI MATIZ"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/2017\/03\/09\/vecchi-leoni-manfredi-matiz\/matiz1\/\" rel=\"attachment wp-att-15697\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-15697 alignleft\" src=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/MATIZ1-450x372.jpg\" alt=\"\" width=\"356\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/MATIZ1-450x372.jpg 450w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/MATIZ1-300x248.jpg 300w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/MATIZ1.jpg 581w\" sizes=\"auto, (max-width: 356px) 100vw, 356px\" \/><\/a>Manfredi Matiz, classe 1964. Nel suo caso per\u00f2 la parola \u201cclasse\u201d, assume non solo il significato dell\u2019anno di nascita ma forse pi\u00f9 concretamente un modo di vivere, in campo e nella vita. Eh s\u00ec, perch\u00e9 Manfredi (ma tutti lo chiamano Manfred, chiss\u00e0 perch\u00e9? \u2026) la classe l\u2019ha mostrata in campo nell\u2019eleganza del gesto tecnico di attaccante di livello sopra la media, ma anche nella quotidianit\u00e0 del suo lavoro: infatti chiama \u201cclasse\u201d tutti i clienti del suo bar indipendentemente dall\u2019et\u00e0 effettiva. <!--more-->Forse per un intercalare diventato ormai un\u2019abitudine o forse perch\u00e9, inconsciamente, non sa darsi lui stesso un\u2019et\u00e0 precisa. Lui \u00e8 il tipo che si trova bene con tutti, a fare la differenza non \u00e8 insomma l\u2019anno di nascita, ma piuttosto, a volte, le lune di un carattere che nasconde qualche ombra dietro un sorriso a portata di bocca. Si diceva del suo bar, a Paluzza, un tempo covo di interisti, quando erano in pochi ad avere l\u2019abbonamento alla pay tv ed allora se eri dell\u2019Inter andavi da Manfred come andare a San Siro. Ora, con Sky arrivata in molte case c\u2019\u00e8 meno tifo e nel suo bar ci si va per i commenti post partita o per ricordare quell\u2019episodio, quel gol, quell\u2019azione \u2026 E tra i ricordi del \u201ctriplete\u201d e il mercato dei cinesi spunta fuori anche il suo calcio, quello che lo ha visto protagonista. Una carriera cominciata nel Tiamucleulis, squadra del suo paese d\u2019origine, dai pulcini agli allievi, prima di approdare, da allievo, appunto, al Tolmezzo, dove rest\u00f2 per ben 10 anni, con l\u2019esordio in prima squadra a 18 anni, in serie D, in un match casalingo vinto per 3 a 2 contro il Belluno grazie anche ad un suo gol, sottolineato da Carletto De Monte (il top dei cronisti dell\u2019epoca) che raccont\u00f2 meraviglie di questo \u201cbocja Matiz\u201d. L\u2019esordio con gol sembrava il preludio ad una vicenda agonistica in cui le reti messe a segno avrebbero dovuto fioccare. E invece non \u00e8 andata proprio cos\u00ec, perch\u00e9 Manfredi non ha mai segnato tantissimo, ponendosi come un precursore di quel tipo di attaccante che pi\u00f9 che finalizzare il gioco della squadra, gioca in funzione di questa. Dopo Tolmezzo, un passaggio nel Treppo Grande e poi eccolo nel Carnico, con doppio viaggio di andata e ritorno da Arta a Paluzza, dove poi avrebbe appeso le scarpe al chiodo. Faccia da figurine, gambe storte e baricentro basso: il prototipo del calciatore, insomma, arrivato nel calcio della montagna con la fama che si era fatto nel calcio regionale.\u00a0 Anche nel Carnico conserv\u00f2 le sue caratteristiche, giocando per la squadra senza l\u2019ossessione del gol ad ogni costo. Se gli domandate quanti gol ha fatto nella sua carriera, vi risponder\u00e0: \u201cUn discreto numero, ma non li ho mai contati, perch\u00e9 le reti messe a segno sono servite per la squadra, non per le statistiche\u201d. Quello che ha sempre curato, invece, \u00e8 stata la tecnica: una specie di \u201cfissazione\u201d inculcatagli da quello che per lui resta l\u2019allenatore pi\u00f9 importante che ha avuto: Ren\u00e8 Matiz. Ren\u00e8 allenava i pulcini del Timaucleulis e non ha mai fatto correre i ragazzi, non ha mai imposto loro quei giri di campo ossessionati, ma lavorava sempre col pallone, pretendo la precisione del gesto, nello stop, nel passaggio e nel trattare la palla. La cura dei fondamentali, insomma, che Manfredi ha sempre privilegiato. Nel Carnico ha fatto soffrire molti difensori, ma con 2 ha detto di aver sempre avuto vita dura: Andrea Farinati dell\u2019Arta e Poiazzi della Velox, due sempre concentrati e quasi impossibili da saltare, tanto che quando torn\u00f2 ad Arta fu felicissimo di avere Farinati come compagno e non pi\u00f9 come avversario. Il compagno ideale? \u00a0Max Martina, col quale proseguiva in campo un\u2019intesa ed un\u2019amicizia iniziata sui banchi di scuola: erano talmente affiatati che uno conosceva i movimenti dell\u2019altro, intuendo quando tagliare, quando affondare o quando fare sponda.<\/p>\n<p>Gli aneddoti sono tanti ma sfumano nei ricordi, perch\u00e9 a dispetto di una storia calcistica molto gratificante il pensiero pi\u00f9 nitido e scomodo \u00e8 quella panchina che negli ultimi anni gli imposero i suoi allenatori. Le esclusioni dagli 11 iniziali evidentemente erano il segnale che il tempo che passa non fa sconti nemmeno a quelli pi\u00f9 bravi e quando Giovanni Zagaria, al tempo allenatore del Paluzza, lo sostitu\u00ec nell\u2019intervallo di un Paluzza \u2013 Arta, Manfredi non la prese bene, perch\u00e9 appena gli venne comunicato il cambio negli spogliatoi, scagli\u00f2 in aria la borsa, salvo poi chiedere immediatamente scusa. Il tempo che passa ha lasciato segni anche sulle su caviglie martoriate, talmente malridotte che qualche anno dopo il ritiro ha dovuto operarsi al \u201cRizzoli\u201d di Bologna (la clinica dei calciatori, naturalmente \u2026) per riacquistare un minimo di funzionalit\u00e0. Molto peggio poteva andargli qualche anno dopo, quando gli si ruppe l\u2019aorta nel tratto intestinale: \u00e8 stato per tanti giorni tra la vita e la morte, poi, pochi minuti prima della fine (ma la fine vera \u2026) ha segnato il gol pi\u00f9 bello, riprendendosi la vita. I suoi gol: non molti, ma sempre importanti. Vero, \u201cclasse\u201d?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Manfredi Matiz, classe 1964. Nel suo caso per\u00f2 la parola \u201cclasse\u201d, assume non solo il significato dell\u2019anno di nascita ma forse pi\u00f9 concretamente un modo di vivere, in campo e nella vita. 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