{"id":15593,"date":"2017-02-01T23:23:19","date_gmt":"2017-02-01T22:23:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carnico.it\/blog\/?p=15593"},"modified":"2017-02-01T23:23:51","modified_gmt":"2017-02-01T22:23:51","slug":"vecchi-leoni-stefano-micelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/2017\/02\/01\/vecchi-leoni-stefano-micelli\/","title":{"rendered":"VECCHI LEONI: STEFANO MICELLI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/2017\/02\/01\/vecchi-leoni-stefano-micelli\/micelli-1\/\" rel=\"attachment wp-att-15594\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-15594 alignleft\" src=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/MICELLI-1-450x329.jpg\" alt=\"\" width=\"353\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/MICELLI-1-450x329.jpg 450w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/MICELLI-1-300x220.jpg 300w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/MICELLI-1-630x461.jpg 630w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/MICELLI-1.jpg 724w\" sizes=\"auto, (max-width: 353px) 100vw, 353px\" \/><\/a>Stefano Micelli, classe 1965, 200 reti giuste giuste nel Carnico, l\u2019ultima delle quali segnata nell\u2019ultima partita giocata, un 4 a 0 contro il Mercato, con i compagni di squadra che ce la misero tutta per fargli toccare la prestigiosa quota. Un Carnico vissuto da protagonista ed ancora presente nei ricordi di un passato calcistico popolato da compagni di squadra, amici, allenatori, avversari e tante piccole storie da raccontare.<!--more--><\/p>\n<p><strong>LA FAMIGLIA<\/strong>. Sposato con Giulia, con la quale ha messo a segno la \u2026 doppietta pi\u00f9 bella della sua vita: Sharon, 18 anni, e Samuel, 17. Ed \u00e8 stato proprio Samuel che lo ha \u201criavvicinato\u201d al calcio. Il <em>santolo<\/em> di \u00a0Samuel (che \u00e8 Vincenzo Radina) gli regal\u00f2 per un compleanno un paio di scarpini da calcio che di fatto avviarono il ragazzo alla stessa passione del pap\u00e0. E Stefano, che una volta appese le sue, di scarpe, di calcio non volle pi\u00f9 sentir parlare, ricominci\u00f2 a sentire odore di campi verdi ed il rumore proveniente da chioschi e \u00a0tribune. E pensare che appena smesso, la domenica, si metteva a spaccare le legna con le cuffie anti rumore non sentire le urla provenienti dal campo sportivo vicino alla sua casa, su a Verzegnis.<\/p>\n<p><strong>LA CARRIERA<\/strong>. A proposito di Verzegnis e del Verzegnis, \u00e8 proprio la casacca verde quella che gli \u00e8 rimasta pi\u00f9 nel cuore di tutta una carriera vissuta tra le giovanili del Cavazzo, Verzegnis, Virtus Tolmezzo, ancora Verzegnis, Arta e ancora Verzegnis. E lui se la ricorda tutta, questa carriera: da quando, bambino, andava a letto con le scarpe da calcio appena comprate da pap\u00e0 Bruno, una persona che Stefano ricorda spesso e vedremo perch\u00e9. Oppure gli anni delle vittorie: quella in campionato, nel 1983, quando era appena maggiorenne. In una squadra che poteva schierare Forgione, i fratelli Sulli, Corti, Screm, Enrico Cacitti e i gemelli Fior, lui seppe ritagliarsi spazi importanti, entrando spesso a partita in corso ma risultando spesso decisivo, con la sua dozzina di gol che per un giovanotto della sua et\u00e0 era veramente un bel bottino. Di quei compagni di squadra pi\u00f9 anziani di lui seppe meritarsi la stima ed il rispetto, per la passione, l\u2019attaccamento alla maglia, l\u2019impegno e la seriet\u00e0 che ci metteva.<\/p>\n<p>Tra le vittorie ama ricordare anche il \u201cTorneo dei Campioni\u201d, una manifestazione voluta dal Comitato di Tolmezzo, alla quale potevano partecipare solo le squadre che avevano vinto per almeno 2 volte il campionato. Stefano se l\u2019aggiudic\u00f2, nel 1997, con la maglia dell\u2019Arta, un anno prima di alzare al cielo la Coppa Carnia sempre con la casacca rossoblu.<\/p>\n<p><strong>PAPA\u2019 BRUNO<\/strong>. Ecco a quella Coppa Carnia \u00e8 legata una storia particolare. Pap\u00e0 Bruno (che aveva sempre seguito Stefano in tutta la sua carriera) era venuto a mancare 5 giorni prima della partita. Per Stefano, che al pap\u00e0 era molto legato, furono giorni molti duri. Ma il tecnico dell\u2019Arta Marino Corti (altre persona importante nella vita di Micelli) lo volle comunque in panchina la sera della finale. Non era un gesto consolatorio quello di Corti, ma un segnale da lanciare a Stefano: voleva coinvolgerlo, renderlo partecipe di un evento importante per il calcio carnico. Stefano arriv\u00f2 al campo, si infil\u00f2 la maglia e partecip\u00f2 al riscaldamento. <em>\u201cMi sentivo chiuso in una bolla, l\u2019ambiente esterno mi sembrava quasi non esistere\u201d <\/em>raccont\u00f2 nei giorni successivi, descrivendo benissimo la situazione surreale che un ragazzo sensibile come lui stava vivendo. Pap\u00e0 Bruno, si diceva, non si perdeva una sua partita ed anzi, era molto generoso, perch\u00e9 ad ogni gol gli regalava 10 mila lire. Siccome per\u00f2 il figlio segnava spesso, Bruno cambi\u00f2 modo di \u2026 pagamento. <em>\u201cOgni volta che metti insieme 5 gol<\/em> \u2013 gli disse \u2013 <em>ti do 50 mila lire\u201d.<\/em> Il valore era lo stesso, ma al genitore sembr\u00f2 una formula di rateazione pi\u00f9 comoda. Solo che le cose andarono diversamente, perch\u00e9 dopo questo accordo, nelle due partite successive sigl\u00f2 prima una tripletta e poi una doppietta! Quelle 50 mila lire, cos\u00ec, furono le ultime \u2026 Ma torniamo alla finale di Coppa: a met\u00e0 ripresa, J.J. Maion (che giocava attaccante centrale) \u00a0accus\u00f2 un problema fisico e a quel punto Corti gett\u00f2 nella mischia Stefano. Tante corse, tanto impegno ma poco costrutto. Fino al 115\u2019, vale a dire a 5\u2019 dalla fine dei tempi supplementari, quando proprio lui con una punizione dai trenta metri infila il portiere della Velox. Un gol carico di significati per Stefano, che da persona schiva e misurata non mand\u00f2 baci al cielo, non si lasci\u00f2 andare ad esultanze particolari, ma corse con gli occhi lucidi ed un groppo in gola verso la panchina ad abbracciare Corti.<\/p>\n<p><strong>GLI ALLENATORI<\/strong>. Stefano dice che da tutti gli allenatori che ha avuto ha imparato qualcosa e che tutti gli hanno dato qualcosa. Ma Mongiat e Corti li considera speciali: preparati, scrupolosi, attenti anche ai dettagli, ma soprattutto conoscitori delle vicende umane. L\u2019uomo prima del calciatore, insomma, dettaglio importante quando il calcio si fa per passione e non per professione. <em>\u201cDue persone che mi hanno arricchito<\/em> \u2013 dice \u2013 <em>perche allenavano il cuore e la testa prima dei muscoli\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>GIANPIETRO SERINI<\/strong>. Pur non avendo vinto nulla insieme e, tutto sommato, avendo disputato insieme poche stagioni, la coppia Micelli \u2013 Serini \u00e8 una specie di cult nel calcio carnico. Hanno giocato uno accanto all\u2019altro qualche anno dopo Graziani \u2013 Pulici, formidabile coppia di attaccanti del Torino per i quali venne coniata l\u2019espressione <em>gemelli del gol<\/em>. Ecco, diciamo che in Carnia i gemelli del gol per antonomasia erano loro, Stefano e \u201cGianpi\u201d, e l\u2019 appellativo di certo non era abusato. I due avevano caratteristiche che ben si completavano: Serini era veloce ed imprevedibile nel dribbling e nella giocata a volte d\u2019istinto; \u00a0Micelli, invece, era altrettanto veloce, ambidestro, buon colpitore di testa ma soprattutto in linea col calcio che si andava delineando all\u2019epoca, che privilegiava la fisicit\u00e0. Una bella coppia davvero, insomma, se \u00e8 vero che, pur senza vincere nulla, fa parte della storia del calcio della montagna.<\/p>\n<p><strong>GLI AVVERSARI<\/strong>. Massimo rispetto Stefano lo riserva agli avversari. Non ha parlato mai male di nessun difensore, nemmeno di quelli che lo hanno riempito solo di botte. Per\u00f2 tre nomi gli sono rimasti impressi. Uno \u00e8 Diego Mattia: duro ma \u201ceducato\u201d, come quella volta che lui gli and\u00f2 via e il \u201cDede\u201d anzich\u00e9 falciarlo lo cintur\u00f2, accompagnandolo, senza neanche farlo cadere. Il secondo \u00e8 Fiorenzo Sacrsini, marcatore spietato ma di una correttezza esemplare. Giocare contro \u201cFiore\u201d lo esaltava e in campo non si risparmiavano colpi e scatti, astuzie e contro scatti. Alla fine di una match, un anno, si ritrovarono sdraiati vicini sul prato umido, in preda ai crampi, dopo ave corso 90\u2019 e stettero l\u00ec un po\u2019 a parlare. L\u2019ultimo \u00e8 un nome un po\u2019 a sorpresa: Vittorino Malagnini, difensore dell\u2019Amaro. Secondo Stefano si tratta di uno dei giocatori pi\u00f9 sottovalutati nella storia del Carnico. <em>\u201cDi lui<\/em> \u2013 dice Stefano \u2013 <em>ne parlano in pochi, ma aveva tutto il corredo del marcatore implacabile. In un Verzgegnis \u2013 Amaro, terminata 0 \u2013 4, toccai esattamente 5 volte il pallone: al fischio di inizio e alla ripresa del gioco dopo le 4 reti dell\u2019Amaro \u2026 \u201c.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano Micelli, classe 1965, 200 reti giuste giuste nel Carnico, l\u2019ultima delle quali segnata nell\u2019ultima partita giocata, un 4 a 0 contro il Mercato, con i compagni di squadra che ce la misero tutta per fargli toccare la prestigiosa quota. 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