{"id":14112,"date":"2016-07-21T15:45:55","date_gmt":"2016-07-21T13:45:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carnico.it\/blog\/?p=14112"},"modified":"2016-07-20T16:14:01","modified_gmt":"2016-07-20T14:14:01","slug":"gente-carnico-patrick-centa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/2016\/07\/21\/gente-carnico-patrick-centa\/","title":{"rendered":"GENTE DI CARNICO: PATRICK DI CENTA"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_14114\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/2016\/07\/20\/gente-carnico-patrick-centa\/dcpatrick\/\" rel=\"attachment wp-att-14114\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14114\" class=\"wp-image-14114\" src=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/dcpatrick-257x450.jpg\" alt=\"dcpatrick\" width=\"200\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/dcpatrick-257x450.jpg 257w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/dcpatrick-143x250.jpg 143w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/dcpatrick-360x630.jpg 360w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/dcpatrick.jpg 487w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14114\" class=\"wp-caption-text\">Patrick Di Centa col figlio Giacomo<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se inizia dal fondo, questa non \u00e8 una storia al contrario. Perch\u00e9 il fondo \u00e8 inteso come disciplina sportiva. Dici sci di fondo e subito ti viene in mente un cognome: Di Centa. Ecco, anche il protagonista della storia di questa settimana si chiama Di Centa, esattamente Patrick.<br \/>\nLui ci aveva provato, con il fondo, forte di una tradizione di famiglia che partendo da nonno Gaetano \u00e8 arrivata dove tutti sappiamo. Ma a volte il nome e le tradizioni sono fardelli scomodi, che non \u00e8 detto aiutino, anzi\u2026<br \/>\nPatrick comincia prestissimo a cimentarsi nella disciplina di famiglia: gli esempi, del resto, non gli mancano (gli zii Manuela e Giorgio sono campioni olimpici) ed il pap\u00e0 Andrea lo incoraggia, anche perch\u00e9 i risultati, in ambito giovanile, sono di quelli che fanno ben sperare.<br \/>\nIl nostro entra quindi abbastanza presto a far parte dell&#8217;Unione Sportiva Aldo Moro e dopo aver disputato i mondiali juniores sembra pronto per entrare nella squadra nazionale.<br \/>\n<!--more-->Chi scrive non \u00e8 un grosso esperto di campi bianchi (diciamo che si trova pi\u00f9 a suo agio su quelli verdi \u2026) ma raccogliendo qualche notizia ha maturato la convinzione che Patrick non abbia avuto (in alcune gare, diciamo cos\u00ec, decisive) la fortuna necessaria per poter fare il salto decisivo.<br \/>\nI buoni risultati, intanto, gli valgono l&#8217;arruolamento nei Carabinieri. Lui, per\u00f2, nel frattempo, si dedicava anche al calcio con l\u2019assillo di pap\u00e0 Andrea che lo \u201ccostringeva\u201d a giocare in porta per paura di qualche infortunio. Ancora qualche gara sciistica e poi arriva il momento di dire stop. Il suo amicone Giacomo (alleato prezioso per tratteggiare il carattere di Patrick) ci racconta la delusione di quel periodo, anche perch\u00e9 Patrick ci aveva messo impegno e passione, come del resto fa in ogni iniziativa che intraprende. Nel frattempo, l\u2019Arma lo spedisce in Val Gardena, poi a Pordenone ed infine a Paularo, vicino casa, dove ritrova gli amici ed il suo ambiente. Giacomo ci parla di un carattere all\u2019apparenza scontroso, discretamente permaloso, ma basta saperlo prendere e conoscerlo un po\u2019 pi\u00f9 a fondo per scoprire un bravo ragazzo, sempre pronto a far festa e trascorrere serate in grande allegria, senza mai, per\u00f2, dimenticare i propri doveri. Emblematica, per esempio, una vacanza ad Ibiza, dove i due amici si recarono (assieme a Riccardo Pittin, fratello di Alessandro, uno che tra fondo e salti con gli sci ha sfondato\u2026) nel 2006. I tre arrivarono nella localit\u00e0 spagnola la sera della finale dei Mondiali di calcio del 2006. I rigori contro la Francia sancirono la vittoria degli azzurri e per tre ragazzi all\u2019estero festeggiare il successo della propria Nazionale deve essere una di quelle esperienze da raccontare. Una festa, che, dopo il rigore di Grosso, si prolung\u00f2 fino alle 6 di mattina, con supplementari, rigori e dopo partita di \u2026 divertimento. Ma figuriamoci se uno come Patrick la mattina dopo poteva starsene a letto: quattro ore di sonno e poi, via, verso le 10 a correre, per smaltire i probabilissimi eccessi festaioli! Ma di serate cos\u00ec, conferma l\u2019amico, ce ne sono state tante e tutte con lo stesso epilogo il giorno dopo. Nel frattempo, il pallone era diventato un bel passatempo e finalmente aveva potuto abbandonare i pali della porta per andare a giocare in attacco, dove gli infortuni, per la verit\u00e0, sono senz\u2019altro pi\u00f9 frequenti, ma ormai non c\u2019era pi\u00f9 la paura di farsi male e saltare le gare di sci, con buona pace anche di pap\u00e0 Andrea. Con la maglia del Paluzza (con un anno in esilio al Timaucleulis) eccolo nella sua nuova veste di centravanti. La tecnica (conferma anche Giacomo, che per\u00f2 ammette di non essere un grande esperto di calcio) \u00e8 sufficiente, per giocare nel Carnico, ma fisicit\u00e0, grinta, corsa e coraggio non gli fanno difetto e, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante: gioca, come si dice, per la squadra ma riesce a trovare la via della porta con discreta frequenza. Al termine del girone d\u2019andata ha messo a segno 8 gol che sono un bel bottino, considerando anche il lavoro che svolge, appunto, per il collettivo ed anche in considerazione della stagione difficile del Paluzza, partito con la penalizzazione di 4 punti ed alle prese con un periodo di transizione dopo l\u2019esodo di molti dei titolari dello scorso anno. Se il Paluzza, alla fine, dovesse ottenere una salvezza che avrebbe del miracoloso, Patrick ne sarebbe forse il protagonista principale e se lo meriterebbe, perch\u00e9 in tutti questi anni nei quali si \u00e8 dedicato al calcio \u00e8 sempre stato rispettoso delle regole, non facendo mai polemiche ed accettando con molta correttezza anche qualche panchina che a volte non meritava. Se giocando con una certa continuit\u00e0, insomma, ottiene questi risultati qualcosa vorr\u00e0 dire &#8230; A 32 anni non ha perso la voglia di divertirsi, anche se le serate con Giacomo e gli altri amici non possono essere quelle di una volta: perch\u00e9 nella sua vita ci sono anche la sua compagna Federica ed il piccolo Giacomo (un nome ricorrente nella vita di Patrick) arrivato 5 anni fa.<br \/>\nCe n\u2019\u00e8 abbastanza insomma per far evaporare quella delusione di qualche anno fa e, in fondo (ops \u2026), \u00e8 giusto cos\u00ec!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se inizia dal fondo, questa non \u00e8 una storia al contrario. Perch\u00e9 il fondo \u00e8 inteso come disciplina sportiva. Dici sci di fondo e subito ti viene in mente un cognome: Di Centa. Ecco, anche il protagonista della storia di questa settimana si chiama Di Centa, esattamente Patrick. 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