{"id":12428,"date":"2015-08-27T17:52:24","date_gmt":"2015-08-27T15:52:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carnico.it\/blog\/?p=12428"},"modified":"2015-08-27T20:34:10","modified_gmt":"2015-08-27T18:34:10","slug":"gente-di-carnico-pier-paolo-screm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/2015\/08\/27\/gente-di-carnico-pier-paolo-screm\/","title":{"rendered":"GENTE DI CARNICO: PIER  PAOLO SCREM"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/2015\/08\/27\/gente-di-carnico-pier-paolo-screm\/pps\/\" rel=\"attachment wp-att-12429\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-12429 alignleft\" src=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/PPS-149x250.jpg\" alt=\"PPS\" width=\"174\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/PPS-149x250.jpg 149w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/PPS-269x450.jpg 269w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/PPS-376x630.jpg 376w\" sizes=\"auto, (max-width: 174px) 100vw, 174px\" \/><\/a>Il rigore realizzato contro l\u2019Edera \u00e8 solo l\u2019ultima perla di una carriera straordinaria: quando nei pressi del 90\u2019 l\u2019arbitro ha indicato il dischetto dagli 11 metri, dalla tribuna gli spettatori presenti hanno iniziato ad urlare <em>\u201cScrem\u201d<\/em>, <em>\u201cVa mo Pier, va\u201d<\/em> <em>\u201cTirilu tu, vecjo\u201d<\/em>. Un tributo spontaneo, naturale, carico d\u2019affetto per un grande calciatore ma soprattutto una grandissima persona. Cinque anni di Cedarchis insomma, andavano in qualche modo impreziositi con un gol, perch\u00e9 quello resta nelle statistiche e lo possono vedere tutti. Non come i consigli, le pacche sulle spalle e la gestione dei momenti difficili che non trovi in nessun documento ufficiale, ma restano un bene prezioso all\u2019interno dello spogliatoio. <strong>Pier Paolo Screm<\/strong>, 52 anni compiuti il giorno di Ferragosto ed una carriera spesa sui campi con un impegno, una seriet\u00e0 ed una passione che lo rendono un esempio. <!--more-->In un Carnico che si interroga sulla propria consistenza tecnica, sull\u2019opportunit\u00e0 di mantenere un cos\u00ec alto numero di squadre per salvaguardare il campanile a discapito della qualit\u00e0, lui \u00e8 uno di quei personaggi che vorresti fossero clonati, sia per l\u2019aspetto tecnico sia per quello umano. Quasi mezzo secolo passato sui campi della Carnia, con il calcio vero sfiorato quella volta che and\u00f2 in ritiro a Milanello, alimentando una leggenda assolutamente in linea con il personaggio che autorizza a pensare comunque in grande. Quella volta incroci\u00f2 sui campi di allenamento Fabio Capello e l\u2019incontro gli deve essere rimasto ben impresso, visto che \u00e8 un dettaglio che racconta spesso quando parla di quel mitico mese di luglio di preparazione\u00a0 vissuto con la maglia del Milan addosso. Ma la societ\u00e0 rossonera non ebbe il coraggio di puntare decisamente su di lui e prefer\u00ec mandarlo un anno a farsi le ossa in serie C, al Sant\u2019Angelo Lodigiano, una delle sue squadre satellite. Lui, per\u00f2, a quel punto prefer\u00ec tornare nella sua terra: non si sent\u00ec assolutamente mortificato dalla decisone dei dirigenti del Milan, ma se calcio vero doveva essere tanto valeva viverlo con una squadra \u201cvera\u201d di serie A, insomma, altrimenti non se na fa niente! Centrocampista di stampo classico, piedi educatissimi, pensiero veloce e con le caratteristiche che dovevano avere i centrocampisti di qualche anno fa, quando, cio\u00e8, esisteva il mediano di rottura e la mezzala di qualit\u00e0. Ecco, alla mezzala di qualit\u00e0 nessuno chiedeva quella che oggi si chiama \u201cfase di interdizione\u201d , ma bisognava avere la capacit\u00e0 naturale di sapersi offrire al passaggio del compagno, in quello che i cronisti chiamavano \u201cgioco senza palla\u201d, un\u2019espressione che oggi fa sorridere, soppiantata da quella che ai nostri tempi si definisce \u201cfase di non possesso\u201d. Pier Paolo, per anni, \u00e8 stato forse il giocatore pi\u00f9 bravo nel gioco senza palla, perch\u00e9 non affondava il tackle, ma sporcava le linee di passaggio, non riconquistava palla per poi rigiocarla in maniera elementare e scontata, ma preferiva farsela consegnare dal mastino di centrocampo con la giocata successiva, mai banale, pronta in canna. Verzegnis, Amaro, Bordano, Moggese ed Arta sono state le tappe della sua carriera ed in ognuno di questi ambienti ha lasciato qualcosa di s\u00e9, meritando il rispetto che \u00e8 quasi un obbligo per chi come lui \u00e8 capace di vivere, adattandosi ad ogni situazione. Senza subirla, per\u00f2. Dopo stagioni da protagonista, quando la carta di identit\u00e0 ha iniziato ad avere tanti, troppi \u2026 timbri per il rinnovo ha chiesto, solo per tenersi in allenamento, di essere tesserato col Cedarchis, societ\u00e0 che \u201cPier\u201d apprezzava per la seriet\u00e0, una seriet\u00e0 molto simile a quella che intende lui e che contraddistingue tutti gli aspetti della sua vita: dal rapporto con la dolcissima Marina (la sua compagna con la quale ha saputo trovare gli equilibri giusti per condividere una quotidianit\u00e0 fatta di cose semplici, amore e rispetto reciproco), alla grande professionalit\u00e0 con la quale ha sempre svolto il suo lavoro all\u2019interno dell\u2019aziende di famiglia. Una famiglia in cui il pallone \u00e8 stato sempre molto importante: pap\u00e0 Leonardo, imprenditore di successo, per anni ha rappresentato una figura di riferimento a Paularo, in ambito sportivo, dove fu tra i fondatori del Milan Club (successivamente Paularese) per poi assumerne per anni la presidenza. E poi i due fratelli: Antonello ed Almer. \u201cAnto\u201d \u00e8 stato un centrocampista di quantit\u00e0 e spessore, un incontrista coi fiocchi, mentre \u201cMami\u201d era il classico esterno guizzante. Tutti e tre lavorano nell\u2019azienda di famiglia (nel campo dei prodotti ortofrutticoli), come detto, mostrando un affiatamento ed un senso di complementariet\u00e0 che sarebbero stati eccezionali anche sui campi di calcio, dove invece non hanno mai giocato tutti insieme. Anzi no, una volta c\u2019\u00e8 stata e l\u2019evento fu talmente eccezionale che vale la pena ricordare manifestazione e data: era il torneo estivo di Arta e la sera del 1 agosto 1985 i tre fratelli Screm giocarono insieme con la maglia del Milan Club, con Pier Paolo che scese in campo come prestito, visto che quella maglia rossonera in carriera non la indoss\u00f2 mai (era destino, evidentemente, che non devesse mai vestire quei colori!). Quella sera i fratelli Screm se la ricordano ancora e forse chiss\u00e0, la cosa fece piacere anche a mamma Giovanna, che il pallone, in tanti anni, lo ha pi\u00f9 sopportato che amato \u2026 E c&#8217;\u00e8 anche un incrocio da avversari in un Timaucleulis &#8211; Arta finita 5 a 1 per i timavesi in cui militava Antonello. La cosa strana dei tre fratelli \u00e8 che il pi\u00f9 vecchio \u00e8 quello che ancora ha la voglia e la passione di allenarsi. Il suo segreto? Una vita sana, da professionista attento anche ai dettagli. Il \u201cPier\u201d insomma \u00e8 ancora sulla breccia e nonostante le sue 52 primavere non si pu\u00f2 certo dire che sia alla \u2026 frutta. Che poi, nel suo caso, non sarebbe nemmeno un\u2019offesa \u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rigore realizzato contro l\u2019Edera \u00e8 solo l\u2019ultima perla di una carriera straordinaria: quando nei pressi del 90\u2019 l\u2019arbitro ha indicato il dischetto dagli 11 metri, dalla tribuna gli spettatori presenti hanno iniziato ad urlare \u201cScrem\u201d, \u201cVa mo Pier, va\u201d \u201cTirilu tu, vecjo\u201d. 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