{"id":12262,"date":"2015-08-05T00:09:52","date_gmt":"2015-08-04T22:09:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carnico.it\/blog\/?p=12262"},"modified":"2015-08-05T00:10:27","modified_gmt":"2015-08-04T22:10:27","slug":"gente-di-carnico-claudio-carnelutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/2015\/08\/05\/gente-di-carnico-claudio-carnelutti\/","title":{"rendered":"GENTE DI CARNICO: CLAUDIO CARNELUTTI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/2015\/08\/05\/gente-di-carnico-claudio-carnelutti\/carnelutti\/\" rel=\"attachment wp-att-12263\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-12263 alignleft\" src=\"https:\/\/www.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/CARNELUTTI-183x250.jpg\" alt=\"CARNELUTTI\" width=\"183\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/CARNELUTTI-183x250.jpg 183w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/CARNELUTTI-330x450.jpg 330w, https:\/\/2018.carnico.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/CARNELUTTI.jpg 352w\" sizes=\"auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px\" \/><\/a>Quella finale di Coppa Carnia, sfuggita a pochi secondi dal 90\u2019 probabilmente avr\u00e0 lasciato u po\u2019 di amaro in bocca a <strong>Claudio Carnelutti<\/strong>, allenatore del Castello. Ci credeva \u201cClaudiut\u201d, a dispetto di un pronostico che voleva la sua squadra vittima sacrificale del mostro &#8211; Cavazzo. Ma figuriamoci se uno come lui gliela dava vinta senza provare a farcela! Del resto, le sfide difficili lo hanno sempre affascinato, sollecitandone l\u2019orgoglio e quel pizzico di ambizione che nella vita serve per vincere la mediocrit\u00e0. Le sue sfide difficili iniziarono nel primo Castello, nel quale Claudio faceva il centrale di difesa; difensore non certo straordinario ma assolutamente nella media. E il bello \u00e8 che del calcio Claudio inizi\u00f2 ad interessarsi non proprio giovanissimo.<!--more--> Una passione improvvisa che per\u00f2 seppe coinvolgerlo totalmente, tanto che dai campi verdi non si \u00e8 ancora allontanato. Quella squadra ottenne brillanti promozioni, ma fu soprattutto il banco di prova molto importante per molti, tra dirigenti e giocatori, che poi approdarono alla Gemonese. Con la partenza di tanti personaggi eccellenti, quel Castello fu destinato a scomparire e il suo posto, nel panorama pedemontano del Carnico fu preso dallo Stalis. Ma il compianto Max Zulian, Mirco Carnelutti e Loris Gregorutti stavano lavorando per far rinascere il Castello. Del progetto, naturalmente, faceva parte anche Claudio al quale, evidentemente, venne naturale affidare la panchina. Quella grinta, quella voglia di provarci sempre, di partire ogni volta da zero apparvero le doti ideali per un tecnico di una squadra appena nata. Via lo Stalis, quindi, e riecco il Castello! Non senza qualche polemica, naturalmente. Polemica che per\u00f2 non intacc\u00f2 minimamente la voglia di Claudio di mettersi all\u2019opera. Aldil\u00e0 delle convinzioni tattiche, che Claudio \u00e8 in grado di \u201cadattare\u201d ai giocatori che ha a disposizione, quello che colpisce \u00e8 la sua testardaggine (nel senso positivo della parola): quando ha un\u2019idea la difende fino in fondo a costo di voler sempre aver ragione anche quando non ce l\u2019ha! Per\u00f2 \u00e8 uno che sul campo non si risparmia: l\u2019impegno e la passione accompagnano da sempre il suo lavoro, nel quale ha trovato in suo fratello Mirco un prezioso alleato. Dal punto di vista calcistico il feeling tra i due \u00e8 eccezionale, di gran lunga superiore a quello che ne caratterizza i rapporti nella vita. Miracoli del calcio! A proposito di famiglia, la sua \u00e8 composta dalla moglie Anna e la figlia Stefania, assolutamente a digiuno di vicende calcistiche. E poi c\u2019\u00e8 Simone l\u2019altro figlio, attaccante sfortunato, cui il destino non ha riservato quanto promesso in giovent\u00f9. Faceva parte del settore giovanile della Gemonese dal quale sono usciti Madile, Ivano Picco, Zanon e Di Gianantonio, protagonisti nel nostro campionato. Il rapporto con Simone \u00e8 ottimo. Simone dice che \u00e8 molto pi\u00f9 facile per lui fare il figlio che non per Claudio fare il padre e in questa frase si coglie molto della correttezza del tecnico, che non fa favoritismi: suo figlio il posto in squadra se lo deve sudare, insomma. La cosa strana \u00e8 che nel Carnico Simone ha realizzato solo un gol: successe a Ravascletto, 2 anni fa. Sarebbe stato bello immaginare la scena del figlio che corre ad abbracciare il padre in panchina \u2026 E invece, niente di tutto questo perch\u00e9 Claudio era squalificato! Una cosa che succedeva abbastanza spesso: del resto lui \u00e8 uno che non le manda a dire e, come si diceva, quando pensa di aver ragione non c\u2019\u00e8 niente che possa fermarlo. Ultimamente, dobbiamo dire, che le squalifiche sono diminuite: forse perch\u00e9 non arbitrano pi\u00f9 Stefanutti e Sacchetto, due direttori di gara con i quali ha avuto ogni tanto qualche storia tesa \u2026 Per noi giornalisti non \u00e8 certo il tipo di allenatore che preferiamo. Motivo? E\u2019 praticamente impossibile intervistarlo nel dopo partita: non \u00e8 un problema di vittoria o sconfitta, alla fine di un match sta male fisicamente e solo dopo un\u2019oretta torna s\u00e9 stesso. Per la verit\u00e0, ci sono stati casi in cui per\u00f2 la delusione \u00e8 stata dura da smaltire: l\u2019anno che il Castello retrocesse dalla Prima, in casa hanno dovuto aspettare 5 giorni per risentire la sua voce! Il suo giocatore preferito? Mapelli. Il suo rimpianto pi\u00f9 grande? Schiratti. Per la squadra una grande perdita e poi anche il dispiacere per come si \u00e8 concluso il rapporto, perch\u00e9 Claudio \u00e8 uno ruvido, magari, uno che difficilmente si lascia andare, per\u00f2 nei rapporti umani ci crede molto. La delusione per l\u2019eliminazione in Coppa, invece, l\u2019ha assorbita bene: ha capito e lo hanno capito anche i suoi giocatori di essere davvero usciti a testa alta, di aver fatto fino in fondo il loro dovere. Tanto \u00e8 vero che Claudio, il giorno dopo, ha mandato un messaggino ad ognuno dei suoi giocatori, per ringraziarli. Il risultato si \u00e8 visto poi la domenica successiva, quando il Castello ha battuto nettamente l\u2019Amaro. Con l\u2019\u2026 amaro di solito si chiude ed invece proprio dall\u2019Amaro \u00e8 ripartita la rincorsa ad uno dei tre posti promozione. Se la Coppa, insomma, \u00e8 stata un sogno infranto, la promozione potrebbe essere il premio giusto per un allenatore testardo, che vuole sempre avere ragione, a volte scontroso, spesso taciturno ma in gamba, davvero in gamba. In bocca la lupo, \u201cClaudiut\u201d!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella finale di Coppa Carnia, sfuggita a pochi secondi dal 90\u2019 probabilmente avr\u00e0 lasciato u po\u2019 di amaro in bocca a Claudio Carnelutti, allenatore del Castello. Ci credeva \u201cClaudiut\u201d, a dispetto di un pronostico che voleva la sua squadra vittima sacrificale del mostro &#8211; Cavazzo. 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